Come instaurare una buona comunicazione: le regole basiche

Spesso ci lamentiamo che gli altri non ci ascoltano, che non ci comprendono. Ma voi, lo fate con loro?

comunicareLa comunicazione è la chiave della nostra finestra sul mondo. Ogni essere umano comunica, anche gli animali lo fanno, ci osservano e ci imitano con la mimica facciale. Ma la comunicazione è non solo segnata da agenti verbali, ossia da un messaggio emesso da un canale che arriva ad un destinatario come la teoria matematica della comunicazione,ha inizialmente definito il processo dialogico. La comunicazione è veicolata attraverso un contesto, che riguarda l’ambiente in cui noi “esprimiamo i nostri punti di vista”. Fin qui tutto ok. Ma come farsi comprendere? A volte, nonostante l’uso di un linguaggio chiaro e definito e soprattutto di una dialettica appropriata, non riusciamo a captare dal nostro interlocutore il “feedback” ossia la riposta necessaria, il suo consenso in merito a ciò che diciamo. Ma perché? Spesso ci innervosiamo, mandiamo all’aria anche rapporti importanti, semplicemente perché l’altro non ci capisce!

Il discorso è molto più complesso. Ci rendiamo conto, dunque, che il nostro sistema comunicativo è diretto da  una sfera cognitiva che è strettamente correlata al pensiero emotivo. Noi comunichiamo emozioni e stati d’animo. Anche se siamo nervosi od impacciati, l’altro che ci ascolta lo percepisce. La comunicazione non verbale è implicata nel processo sottile della comprensione tra le due parti.  Non sempre possiamo controllare le nostre emozioni, soprattutto in ambienti lavorativi o con persone che chiedono la nostra attenzione e concentrazione (tipo i figli ai genitori, oppure i partners, insomma in tutti quei rapporti dove il legame è l’affettività) per cui, spesso è importante stabilire un grado maggiore di conoscenza degli ambienti in cui è richiesta la nostra “performance” comunicativa.
L’adattamento alla condivisione di spazi comuni, sui luoghi di lavoro, è essenziale anche per stabilire un buon equilibrio con i nostri colleghi. Tale rapporto ha esiti positivi, se instauriamo fin dall’inizio una buona comunicazione. “Prima regola… non interrompere chi parla… seconda… cercare di essere coerenti in ciò che si dice… ed infine… non aspettarsi dagli altri una comprensione a 360 ° perché in ogni caso, l’altro non potrà mai capirci al 100%!”
Entra in scena, “la protagonista” di tutto ciò: l’assertività, ossia la capacità di riuscire a stabilire una comunicazione efficace con il proprio interlocutore, mantenendo le proprie idee, pur rispettando il parere altrui. La persona assertiva è sicura di se, è dotata di una giusta dose di autostima, ma spesso è una persona che riesce ad imporsi sugli altri con una sua capacità eloquente maggiore. Si tratta di un esercizio costante alla modulazione dell’aggressività e dell’ansia sottesa. Ci sono anche altre cose da rivedere. Proprio in merito alla psicologia sociale, possiamo capire che:
Pure nel campo della psicologia sociale, le teorie distinguono tra acquisizione di risposte aggressive, o capacità, e la loro performance. Un esteso repertorio di capacità aggressive può essere acquisito, infatti, all’interno di condizioni emotivamente neutrali e non frustranti. Nel corso del processo di socializzazione, per es., i bambini sono esposti a una serie notevole di informazioni rilevanti per l’acquisizione di capacità aggressive. Attraverso l’osservazione della violenza cinematografica, televisiva, a scuola, a casa, il bambino nella nostra cultura apprende comportamenti potenzialmente aggressivi. Il comportamento aggressivo è spesso quello che ottiene le ricompense maggiori, poiché nella nostra società l’assertività, la forza, l’atteggiamento autoritario hanno molta presa e trovano spesso ricompense (su questo argomento v. A. Bandura, Aggression. A social learning analysis, 1973)
Ci rendiamo conto, che sin dall’infanzia ci abituiamo ad essere autoritari per ottenere qualcosa, ma nel corso del tempo questo atteggiamento che è normale del processo egocentrico infantile, dovrebbe lasciar posto al giusto grado di empatia con il proprio interlocutore ed al rispetto dei tempi di ascolto. L’empatia è la capacità di mettersi nei panni di chi ascoltiamo, capire il suo punto di vista, quasi come se avvertissimo sulla nostra pelle le sue stesse emozioni. Quando si stabilisce questo legame, siamo maggiormente portati a comunicare con l’altro attraverso un processo relazionale biunivoco. Lo scambio delle informazioni, delle emozioni e degli stati d’animo trapassano dall’uno all’altro senza dover trovare particolari ostacoli, se non il “rumore di contesto”. Il clima esterno è capace di condizionare una buona comunicazione. Attenzione: per clima, s’intende il luogo dove instauriamo un dialogo. E’ opportuno scegliere l’ambiente adatto ad ogni tipo di comunicazione.
Se ad esempio, dobbiamo parlare di una cosa importante con il nostro partner, non è proprio adatto il centro commerciale, perché i continui rumori ed il caos, ci distraggono dall’intimità della nostra conversazione
L’ostacolo maggiore alla buona comunicazione è il pregiudizio o il presupposto di sapere già cosa l’altro ha da dire, minimizzando i suoi punti di vista. Per essere dei buoni comunicatori, bisogna saper essere prima di tutto, degli ottimi ascoltatori. L’ascolto è il momento in cui, immagazziniamo tutte le informazioni che ci vengono dette dagli altri e le recepiamo in maniera dettagliata, secondo il nostro modo di selezionare le idee ed i fatti, in una spirale continua e costante. La rielaborazione del contenuto di una frase, di un discorso, avviene attraverso un processo cognitivo che per poter essere compreso, volente o meno deve toccare la sfera dell’emozione. Che sia felicità, paura, rabbia, dubbio, satira o sconcerto, ma la sostanza non cambia! Ecco perché spesso qualcuno ci irrita senza nemmeno sapere perché, magari ci ricorda qualcosa di noi che non vogliamo accettare o ricordare.
Mentre l’altro parla, possiamo anche noi immaginare ciò che vive ed in questo processo, noi riusciamo a capire le sue stesse emozioni. In quel momento capiamo che cosa l’altro ha provato, ma ciò deve avvenire, senza interruzioni, senza presunzioni, senza giudizi di valore o di consigli buttati così per caso. Tutto ciò richiede cura ed attenzione. Il vostro tempo soprattutto, voi l’avete?…

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